Idee · Recensione · 4 Novembre 2026

Autunnale ripelliniano. Su Ripellino poeta

Credo proprio che con i suoi sei libri Ripellino abbia creato un mondo: un mondo scritto ma tutt’altro che incorporeo (…), nel quale s’annullano le distanze tra Natura e Cultura, tra Occidente e Oriente d’Europa, tra euforia e spleen, tra slanci e tremori.

Poeta, saggista, traduttore, critico letterario e reporter. Sono molte le attività che si raccolgono intorno al nome di Angelo Maria Ripellino, e altrettanti i territori che la sua opera attraversa. È al primo di questi, alla poesia, che Giuseppe Traina dedica Autunnale ripelliniano. Su Ripellino poeta, un saggio che torna sulla sua produzione poetica per interrogarsi sul valore che i suoi versi possono avere oggi.

Con questo suo ultimo saggio, pubblicato per i tipi di Quodlibet, Giuseppe Traina prosegue il lavoro sull’opera ripelliniana già avviato con Primaverile ripelliniano. Su Ripellino prosatore (Mucchi editore, 2023). Questa volta, però, centro dell’analisi è la produzione poetica di Ripellino che, da Non un giorno ma adesso (1960), La Fortezza d’Alvernia e altre poesie (1967), Notizie dal diluvio (1969), Sinfonietta (1972), Lo splendido violino verde (1976), fino ad Autunnale barocco (1977), mette in versi alcuni dei temi che attraversano l’intera sua opera, componendo una sorta di autobiografia che Traina rilegge a partire dall’immagine dell’“autunno”. 

Dopo aver introdotto i tratti principali della poesia di Ripellino, Traina ne mette in luce alcune caratteristiche fondamentali, mostrando come la sua produzione oscilli continuamente tra due poli diversi ma complementari: la malattia del poeta e una malattia collettiva, incarnata dalla violenza del potere sovietico nei confronti degli Stati dell’Europa centrale e orientale. È proprio in questo senso che il tema dell’autunno diventa un fondamentale topos bachelardiano nella poesia di Ripellino, il momento in cui la vita si confronta con la morte e con cui il poeta, anche in ragione della tubercolosi che progressivamente aggrava le sue condizioni e lo porterà al ricovero nel sanatorio di Dobriš, è costretto a misurarsi. Ma il confronto con la morte attraversa anche la dimensione politica della poesia di Ripellino e può essere letto come l’esito disastroso della Primavera di Praga e della perdita delle speranze legate al progetto di un socialismo riformatore promosso da Anton Dubček. 

È proprio la vita, che scorre sempre più velocemente tra le mani del poeta, a far sì che questo «accelerato viaggio verso l’inverno, verso il gelo della morte» sembri non lasciare a nulla la possibilità di resistere al ritmo vorace del tempo. È questo, secondo Traina, a determinare nella poesia ripelliniana uno stile spesso nominale, caratterizzato dall’accumulo di elementi eterogenei reso possibile da una forte intertestualità, tratto che appartiene anche alla sua prosa, spesso paragonata ai quadri di Arcimboldo e alle roláže di Jiří Kolář. Proprio attraverso questo procedimento, la poesia di Ripellino riesce a sottrarsi all’horror vacui della morte, facendo sì che la condizione autunnale, «dove smaglianti colori promettono gioia / a chi è troppo stanco, a chi soffre, / a chi smonta in minuscoli pezzi / gli ordigni dell’angoscia e del dolore», non sconfini mai nel gelo dell’inverno.  

Attraverso una serie di “congetture su alcuni testi”, Traina offre un’esemplificazione concreta delle sillogi poetiche ripelliniane, individuando, oltre ad un percorso tematico e stilistico comune alle raccolte, anche un’evoluzione interna alla produzione poetica stessa. Partendo dall’esperienza personale nel sanatorio boemo rappresentata ne La Fortezza d’Alvernia, dove quei «piccoli rituali di vita quotidiana» diventano possibilità di resistenza del malato e lo avvicinano a quella «immensa foresta» che altro non è se non il mondo dei sani, Traina prosegue verso una lettura sempre più politica delle sillogi successive. È il caso di Notizie dal diluvio, ma anche di Sinfonietta, e de Lo splendido violino verde, nelle quali, attraverso una forte intertestualità con le arti visive, Ripellino riesce a unificare l’esperienza personale con la Storia generale, alternando le poesie dedicate alla moglie e alla tentazione per altre donne alla rappresentazione delle sorti della censura culturale e degli amici oltre cortina, «oppressi dalla menzogna, dai compromessi, / messi alla gogna / nel cuore ferito d’Europa». Fino ad arrivare all’ultima raccolta, Autunnale barocco, che attraverso memorie remote legate all’infanzia siciliana del poeta e una progressiva semplificazione lessicale, porta con sé «un ultimo disperato tentativo di attaccamento alla vita». 

Questa produzione, che può essere considerata unica nella storia della poesia italiana del secondo Novecento, è dunque, per Traina, fondamentale anche per il lettore odierno. In un’epoca in cui la poesia viene sempre più relegata ai margini, i versi di Ripellino possono insegnare a «sapersi ancora indignare, arginare il vittimismo, saper cercare continuamente la gioia, saper resistere alla malinconia» in quell’autunno che è la vita di ognuno. 


Recensione di Eleonora Tosetto

Giuseppe Traina, Autunnale ripelliniano. Su Ripellino poeta, 2026, Quodlibet, pp. 125, ISBN: 9788822906199

Articolo originale: https://www.emokerivista.it/autunnale-ripelliniano-su-ripellino-poeta/