“La sua intera vita è stata senza dubbio una gigantesca ornamentazione, quasi soprannaturale, spinta fino ai limiti estremi dell’irrazionalità del reale – è un mistero del destino che alla fine si sia compiuta per noi come libro, come arte, come finzione, per affascinarci in eterno: è la letteratura a creare la vita di Casanova, o è la vita a costringerlo a diventare letteratura?”

Pubblicato in Ungheria nel fatidico 1939, A proposito di Casanova, il primo dei nove volumi che compongono il Breviario di Sant’Orfeo di Miklós Szentkuthy, viene ora presentato per la prima volta al lettore italiano.

Nato a Budapest nel 1908, Szentkuthy, pseudonimo di Miklós Pfisterer, ha attraversato il secolo breve della storia ungherese ed europea, dalla dissoluzione dell’Impero asburgico alla seconda guerra mondiale, fino all’ultima fase del regime comunista, morendo un anno prima della caduta del muro di Berlino, nel 1988. Fin dal suo esordio, con il romanzo Prae (1934), ha cercato di rinnovare la forma romanzesca attraverso la sovversione dei canoni del realismo e la contaminazione con altri generi, come il diario, il saggio, la biografia. La sua opera tentacolare, che sfugge a qualsiasi tentativo di classificazione, si pone così al confine incerto tra modernismo e postmodernismo. 

L’ibridazione dei generi è particolarmente evidente nel suo capolavoro, il Breviario di Sant’Orfeo. Come suggerisce il titolo, questo ciclo di romanzi riprende in modo parodico e blasfemo il genere liturgico del libro di preghiere, deformato per fare da cornice a una serie di biografie romanzesche, ricche di inserti metadiegetici e digressioni filosofiche. A tenere insieme questo grande retablo barocco è l’ambigua figura di Sant’Orfeo, la cui avventura ctonia diventa allegoria di una ricerca intellettuale: «per ogni pensatore il pensiero è la sua sposa e deve sempre lasciarlo negli inferi».

Il motivo orfico della scissione tra anima e corpo, tra vita e scrittura affiora sin dal primo volume. A proposito di Casanova si apre infatti con un’ironica agiografia di Sant’Alfonso de’ Liguori (1696-1787), autore di «una marea di libri e di lettere», e soprattutto di una Theologia moralis  ̶  che il narratore non esita ad assimilare a un saggio di psicoanalisi  ̶ , sospettato di eresia «poiché si occupava dei fatti più prodigiosi del corpo e dell’anima». Accostando le vite parallele di Sant’Alfonso e Casanova, in una splendida ouverture che anticipa i temi del romanzo casanoviano, Szenktuthy fa del teologo interessato alle pulsioni carnali una figura speculare e insieme contrappuntistica rispetto al libertino «dal profilo ascetico, avilano», che pratica l’eros con rigore spirituale. 

A differenza di altre versioni mitteleuropee  ̶  quelle di Hesse e di Schnitzler per esempio  ̶  Szentkuthy coglie il lato solare, apollineo del mito casanoviano. Dal commento esegetico delle memorie dell’avventuriero (sotto il titolo blasfemo di Lectio) emerge infatti non un Casanova senile, crepuscolare, ma un personaggio palpitante nella sua eterna giovinezza, ancorché fittizio: «Casanova è vita, non letteratura (anche se il suo libro, ah il libro…)». Perfetta espressione del suo secolo, il Settecento illuminista e superstizioso, razionalista e libertino, Casanova incarna un ideale di equilibrio classico, destinato a dissolversi nelle laceranti antinomie del Novecento.

Alla tensione verso una classicità perduta si contrappone tuttavia la spinta centrifuga dei preziosi squarci descrittivi e delle ampie divagazioni. Tra queste ultime, davvero memorabili sono il lungo monologo apocrifo di Abelardo innamorato di Eloisa, in cui l’arguzia metaforica di Szentkuthy diventa concettosità barocca, l’incantata riflessione del narratore sulla Susanna e i vecchioni di Tintoretto e le meditazioni amorose del poeta seicentesco Andrew Marvell. Evocando l’impossibilità di afferrare la realtà attraverso le immagini artistiche, queste tre digressioni compongono un controcanto novecentesco all’«armonia rococò di natura, etichetta, poesia, religione, serenità e tenebre» rappresentata da Casanova. All’io narrante del Breviario, condannato alla «stanca apologia della maledizione intellettuale», non resta allora che intonare la sua malinconica elegia, nell’impossibilità di risolvere le contraddizioni del presente.

 

Recensione di Luca Panaccione

Miklós Szentkuthy,  A proposito di Casanova,  traduzione dall’ungherese di Laura Sgarioto,  2025,  Adelphi,  pp. 249,  ISBN: 9788845940064