“Questo è il vero miracolo tondelliano: costringerci, attraverso lo svanimento, l‘assenza, il commiato, l’addio, la perdita, la separazione, l’equivoco, a percepire l’intensità assoluta del reale, a intuire ciò che non può essere catturato, ad abbracciare una devozione impossibile che è poi l’essenza più profonda della sua scrittura”
Giulio Milani, scrittore nato tra le fila della seconda generazione degli Under 25 tondelliani e della casa editrice Transeuropa, torna dopo il fortunato Codice Canalini (2024) con un nuovo «mosaico» letterario: il «codice» Pier Vittorio Tondelli. Come recita la quarta di copertina il libro «non è una biografia, non è un omaggio, non è un ricordo. Questo libro è un contagio». Milani intraprende un «pellegrinaggio» laico e devozionale a ritroso nella propria esistenza, rappresentata attraverso flashback che si intrecciano in sincronia con la lettura dell’Opera di Tondelli. Quest’ultima viene gradualmente svelata e articolata in due principali fasi temporali: dal 1975 al 1985, l’esplosione, e dal 1986 al 1991, la lacerazione.
Nel parallelismo biografico Milani ricompone la storia del solitario ragazzo di Correggio, e del suo «vangelo laico» pieno di spettri, desideri, «insostenibili leggerezze» e infine cancellazioni, abbandoni ed inquietanti silenzi.
Il libro comincia a prendere forma concreta il 20 giugno 2025, quando Milani si reca a Correggio, con quale scopo? ‘toccare’ una qualche «forma di resistenza», dice, dell’immaginario tondelliano, o quantomeno concedersi «l’illusione di un’ultima scoperta». Perché scrivere di Tondelli, Milani lo sa bene, significa inevitabilmente cominciare dai suoi luoghi, da quell’Emilia post-moderna ricca di tramanti attivi ed evocazioni fantasmatiche.
L’universo di Tondelli comincia ad essere delineato come una grande commistione di «Inferno e Paradiso» che, circumnavigando le spinte del desiderio, si fa bandiera dell’amore libero oltre ingenui spaesamenti, ideologie, scandali. Tondelli legge Girard, Kundera, Barthes, Bachmann, segue i corsi del Dams, le lezioni di Celati, e viaggia costantemente «anche quando non c’è più un posto dove andare».
Le parole di Milani ripercorrono quelle di Tondelli che, «come lettere clandestine dal fronte interiore», rivelano un intenso debito verso Altri libertini, Camere separate, Pao Pao, romanzi simbolo di un’intera generazione figlia della fine delle ideologie e della crisi delle narrazioni: «Tondelli non raccontava: sopravviveva scrivendo. E noi, leggendolo, capivamo che da lì in poi niente sarebbe stato uguale. Nemmeno noi».
Con uno stile chiaro, veloce, dissacrante e punk, che passa dalla prosa ai versi poi ancora alla prosa, Milani riscrive l’evoluzione creativa di uno scrittore, per quanto riscoperto e amato negli ultimi anni, ancora sottovalutato dai più; un autore che continuamente si sdoppia, muta forma ed esplode in faccia al lettore con originali immagini forti di una vita alternativa, sul bordo dell’abisso, dell’autodistruzione, in cerca di «un senso che non sapeva dirsi».
La «tanke tondelliana» viene così lucidamente indagata e ricostruita fino ai primi anni Novanta, mostrando le ombre degli ultimi romanzi e in parallelo il suo lato di talent scout e critico letterario. Milani passa in rassegna le tinte noir di Rimini, le atmosfere felliniane di Dinner party, fino a ricostruire i giorni del laboratorio Under 25, le bozze del Weekend Postmoderno, la «fenomenologia dell’abbandono» degli ultimi scritti e il distacco delle ultime interviste.
Milani restituisce un ritratto personale, affettivo, spoglio da interpretazioni critiche o strutturali, arrivando ad una estrema sintesi del linguaggio, che proprio in virtù di questa sua semplicità riesce a dipanare le tappe significative del percorso esistenziale-artistico di Tondelli, «mito irregolare della letteratura italiana» scomparso presto, come fosse stato assorbito dalla sua stessa vocazione alla vita come scrittura e viceversa: perché scrivere, diceva sempre, «significa vivere, fino in fondo, fino all’osso».
Recensione di Nicolò Marangoni
Giulio Milani, Codice Tondelli. La pagina è pelle, la parola è desiderio, 2025, Transeuropa, pp. 340, ISBN: 9791259902740
