“Lui stava per battere il record. E allora, l’estasi di lasciarsi cadere; la divina, sublime estasi di fermarsi, di scivolare dolcemente verso il bordo, il bordo della pista, a pochi metri dalla fine, appena un po’ prima del traguardo; lasciarsi andare lentamente a terra e alzare la testa, ah gli alberi alti, il cielo azzurro, le nuvole lente, i pennacchi crespi dei rami, le foglie che si muovono; volgere gli occhi verso l’alto e contemplare il cadenzato volo degli uccelli, intorno c’è un putiferio ma lui non ascolta, sicuramente rimproveri, sicuramente insulti, il suo allenatore esasperato […], ma lassù gli alberi galleggiano, galleggiano in un’atmosfera irreale che nessuno vede […].”

 Un atleta sta per battere il record, ma inciampa a pochi metri dalla fine. E se non fosse inciampato, ma avesse deciso, semplicemente, di fermarsi? Come in questo racconto, così negli altri de Il museo degli sforzi inutili, Cristina Peri Rossi indaga gli aspetti irrazionali, tragici e oscuri dell’animo umano e della società contemporanea.

Nata a Montevideo, ma residente in Spagna dal 1972, dove si autoesiliò per fuggire alla repressione della dittatura militare, Cristina Peri Rossi è una scrittrice prolifica e riconosciuta. Della sua ricca produzione, che conta più di trenta libri tra prosa e poesia, sono stati tradotti in italiano solo Le difficoltà dell’amore (La Tartaruga, 2006) e Il museo degli sforzi inutili, pubblicato negli anni Novanta da Einaudi e riproposto oggi da Sur. 

In questa raccolta trovano voce e forma, attraverso racconti brevi e sagaci, costruiti con grande abilità, i sentimenti più profondi e le assurdità all’apparenza incomprensibili del comportamento umano. In Istruzioni per scendere dal letto, per esempio, leggiamo il rigoroso cerimoniale che il giovane protagonista segue prima di riuscire ad alzarsi, per proteggersi da una realtà aliena e minacciosa, dal momento che «né coricati né in piedi il mondo sembra sensibile alla nostra partecipazione, nonostante ci si prodighi in febbrili movimenti per dimostrare il contrario. Sarà, sempre, un mondo estraneo». 

I racconti mostrano un ampio campionario di situazioni umane all’apparenza folli, problematiche e irrazionali: alcuni personaggi non riescono a prendere l’aereo, uno – come l’appeso dei tarocchi – vive sulla corda sospesa in camera sua senza mai tornare a terra, un altro si è scordato a metà delle scale se stava scendendo o salendo, un attore ormai dimenticato urla dal suo appartamento come se stesse ancora recitando Tarzan nella foresta. Queste storie rivelano in realtà la profonda alienazione dell’uomo nella società moderna e la difficoltà di conciliare il proprio desiderio di ordine, logica e sicurezza con un’esistenza inevitabilmente irrazionale e imprevedibile. Anche l’amore ha spazio in queste pagine, ma viene raccontato, attraverso l’uso dell’allegoria, nella sua dimensione più dolorosa e disforica. Così un punto fermo, regalato da una donna all’amato da usare in caso di necessità, viene smarrito, e impedisce alla coppia di mettere fine alla relazione, condannandoli a perdere anche il piacere e il senso dei giorni passati: «questo punto fuggitivo ci lega, ci annoda, ci riempie di rancore e di disgusto, va divorando uno a uno i giorni passati, che furono così belli». In un altro racconto, Storia d’amore, la separazione è resa impossibile perché il corpo della donna si unisce fisicamente e indissolubilmente all’uomo che dice di amare, condannandolo ad una morte di consunzione. Ne Il tempo tutto lenisce, accade che una persona, sofferente per la fine di una relazione, si rechi ad un banco dei pegni in cerca di «una bella fetta di tempo» da poter spalmare come unguento sulle ferite e che trovi anche qualcuno disposto a venderglielo.

Non sfuggono alla penna sarcastica dell’autrice le assurdità dei simboli del mondo contemporaneo, come in Dal parrucchiere, dove i trattamenti di bellezza vengono trasfigurati in un solenne rituale sacro, in cui le clienti diventano adepte da iniziare al culto, o come in Bandiere, dove viene attaccata la vacuità di una cerimonia la cui formalità si rivela priva di valore e di significato. 

Recensione di Letizia Grosselle

Cristina Peri Rossi,  Il museo degli sforzi inutili,  traduzione dallo spagnolo di Vittoria Spada,  2025,  Sur,  pp. 180,  ISBN: 9788869984266