“Scende la sera. Ci si separa. Sulla spiaggia di Portsaint, nelle vie del villaggio attraversato da una strada dritta e bluastra, su tutte le spiagge di Bretagna, all’incrocio dei sentieri, alle porte degli alberghi, sui gradini delle soglie, ci si separa. All’uscita di Portsaint, la strada fa qualche gomito e scappa dalle ultime case che fumano, aggrappate ai suoi fianchi. Vi siete separati, scende la notte, siete soli e chiudete gli occhi sulla notte che scende e che v’invita a morire. Che cos’aspettavate? Chi non avete saputo riconoscere?”
Il presagio di una fine imminente attraversa l’unico romanzo scritto da Jean-René Huguenin. La costa selvaggia racconta la disperazione di Olivier di fronte all’inesorabile avvicinarsi della fine dell’estate che, pur ripresentandosi ciclicamente, lo trova di anno in anno cambiato. L’autunno è dietro l’angolo, lo attende, e insieme ad esso l’ingresso nel mondo degli adulti.
La vita di Huguenin si spezzò tragicamente il 22 settembre del 1962, quando, a soli ventisei anni, morì in un incidente alla guida della stessa automobile che si trova oggi sulla copertina della nuova edizione proposta dalla casa editrice milanese Medhelan, nella traduzione di Marco Settimini. Il romanzo era uscito appena due anni prima, nel 1960, per Le Seuil, attirando da subito l’attenzione della critica. Della giovane promessa della letteratura francese rimangono solo alcune tracce sparse: diari, articoli apparsi su La Table Ronde e sulla rivista Arts. L’ombra del destino del suo autore sembra retroproiettarsi in modo misterioso sulle pagine de La costa selvaggia, rapendo chiunque vi si accosti in un tempo sospeso tra vita e morte, repressione e desiderio.
Nella prima oscurità della sera, Olivier fa ritorno nella casa di vacanza sulla costa bretone dove da sempre trascorre i mesi estivi con la famiglia. L’incontro tanto atteso con la sorella minore Anne, dopo il servizio militare, è accompagnato dalla dolorosa scoperta del suo fidanzamento con l’amico d’infanzia Pierre. Olivier non nasconde la propria disapprovazione per il matrimonio in programma per settembre, che lo costringerà a separarsi da lei. Il rapporto tra fratelli si colloca in uno spazio ambiguo, al confine con l’illecito, sfidando le norme sociali. L’attrazione fra i due è velata dalla tenerezza fraterna nutrita dai ricordi d’infanzia e solo a tratti spezzata da una domanda ricorrente e misteriosa: «Hai avuto paura, Anne?». Cosa dovrebbe temere la ragazza quando si ritrova sola in compagnia del fratello?
Sono i dettagli a rivelare la passione di Olivier per il suo «tesoro» dai lunghi capelli neri che profumano di mandorla. La difficoltà nel lasciar andare Anne coincide con il rifiuto di accettare lo sfumare della giovinezza nella vita adulta. Olivier cerca infatti ostinatamente di fermare il tempo sovrapponendo i ricordi al fragile presente e all’ancor più incerto futuro. Il gioco diventa così un macabro strumento di illusione: «Anne… ti ricordi quando giocavamo al morto? […] Non vuoi giocare al morto?». Solo per un istante, alla vista del corpo inerme della ragazza distesa sulla sabbia, può immaginarla sua: «Forse perché così, immobile, gli occhi chiusi, senza difesa, mi sembravi di colpo accessibile, diventavi un oggetto d’analisi e di conoscenza. […] Ma tu hai aperto gli occhi scoppiando a ridere, ho sentito che avevo lasciato passare la mia occasione di sapere, che non saprò mai niente».
L’oscillazione emotiva vissuta dai personaggi nel corso dell’estate, fra ricongiungimenti e separazioni, certezze e ripensamenti, trova il suo corrispettivo nel paesaggio che fa da sfondo al racconto, rivelando il legame di Huguenin con il romanticismo ottocentesco. La postura esistenziale di Olivier, già allora inattuale, nasce dalla nostalgia per un ideale perduto e si cristallizza in una visione tragica della vita, dove l’affetto proibito per la sorella e la fascinazione romantica si intrecciano, facendo della costa selvaggia la silenziosa custode di passioni destinate a svanire.
Recensione di Vera Marson
Jean-René Huguenin, La costa selvaggia, traduzione dal francese di Marco Settimini, 2025, Edizioni Medhelan, pp. 160, ISBN 9791281674202
