“Di cosa parla esattamente il Corso? La risposta più sintetica sarebbe: di tutto eccetto che di poesia in senso stretto. Oltre che di termodinamica e di meccanica, tratta di economia, filosofia, politica, fisiologia, sociologia, e anche di pittura e architettura.”

Nel torno di qualche migliaio di battute risulta pressoché impossibile rendere conto con una qualche efficacia di un organismo discorsivo quale il Corso di poetica di Paul Valéry, che abbraccia, per velleità costitutiva, niente meno che l’intero scibile umano, come sottolinea Paola Cattani in apertura alla sua introduzione all’edizione italiana. Oltre a offrire una potente immagine di resistenza umanistica, il Valéry che, solitario e affaticato, sale in cattedra al Collège de France per otto anni dal 1937 al 1945 nel contesto di una Francia occupata e, più in generale, di un’Europa in preda al progressivo dilagare della violenza, dispiega infatti una riflessione ad ampio raggio che, per ambizione e vastità, è seconda solo a quella, allora inedita, degli sterminati Cahiers, cui pure la legano svariati punti di contatto tematici e intertestuali.

Il termine “poetica” designa per Valéry un àmbito di ricerca eccedente rispetto al campo letterario strettamente inteso; rivolgendosi piuttosto alla creatività nel suo complesso, la disciplina così nominata si interessa a una gamma di problemi estetico-cognitivi che parte dai processi mentali di scaturigine e produzione delle “opere umane” per giungere fino alla loro circolazione e ricezione nel mondo. Fra questi due poli, genetico e sociologico, si inserisce appunto un insieme di nozioni e di istanze eterogenee che descrive un itinerario intellettuale all’apparenza policentrico ma tenuto in realtà insieme da una facoltà interrogante intimamente unitaria: come il Leonardo del suo primo importante testo in prosa, il Valéry del Cours de poétique maneggia le varie discipline trattandole come i singoli elementi di un più capiente sistema dell’esprit cui tutte vengono ricondotte.

Non potendo insistere oltre su simili meccanismi, vale la pena limitarsi qui a qualche considerazione più contingente sul valore dell’edizione – e non semplicemente traduzione – italiana di un oggetto testuale anomalo quale il Cours de Poétique. Curato da due delle maggiori studiose nostrane di Valéry, Paola Cattani e Maria Teresa Giaveri, che firmano rispettivamente l’introduzione e la cronologia, il volume si presenta in effetti come il frutto di un’operazione scientifica ragionata e autonoma che, pur agendo evidentemente sulla spinta dell’edizione francese in due volumi curata nel 2023 da William Marx, adotta nondimeno criteri propri a livello della presentazione editoriale. Per prima cosa, è bene sottolinearlo, non si tratta di un’edizione integrale bensì di un florilegio antologico; tale scelta, tuttavia, non si risolve in una mera mutilazione del testo originale, stampato da Marx in ordine cronologico, bensì conduce alla riorganizzazione dei materiali trascelti in una nuova suddivisione a carattere latamente tematico.

Quasi apparentandosi, in questo, alle rubriche con le quali Valéry stesso tentava di mettere ordine nel caos dei propri Cahiers, le quattro sezioni che innervano il Corso italiano – a eccezione della prima, dedicata più filologicamente agli esordi – intendono rendere conto, attraverso prelievi mirati nell’insieme delle lezioni, dei vari filoni che percorrono l’insegnamento: il rapporto con i modelli, l’analisi del mondo contemporaneo, la produzione di nuove concettualizzazioni teoriche e terminologiche dell’attività mentale ed estetica. Si spiega con questa volontà di offrire un’immagine il più possibile esemplare e rappresentativa delle riflessioni dell’ultimo Valéry l’ulteriore novità introdotta da questa edizione: l’aggiunta, a corredo dei testi delle lezioni, di alcuni articoli e saggi pubblicati in vita da Valéry, alcuni dei quali inediti in Italia, che ne completano l’estensione – Mallarmé, ad esempio, viene così ad aggiungersi a Poe e Leonardo nella galleria degli “eroi” che popolano la commedia intellettuale valéryana.

Come rivendicato dagli stessi curatori, l’effetto di tali operazioni editoriali è, da una parte, garantire al libro una maggiore leggibilità, mondandolo dalle ripetizioni così come dagli appunti preparatori meno sorvegliati dall’autore; dall’altro, far risaltare la pluralità degli aspetti in cui si sviluppa la riflessione di Valéry e il peso che hanno in essa, al di là della lettura strutturalista per lungo tempo dominante, elementi più appetibili nel contemporaneo quali la politica, l’alterità, il corpo. La riflessione sull’attività dell’esprit resta in ogni caso, in maniera più o meno diretta, il fulcro nevralgico degli interessi di Valéry, e il mobile intellettualismo che emerge dal Corso potrà contribuire, insieme a quanto permesso dai Cahiers, ad affermarne un’immagine sempre più affrancata dal simbolismo poetico e calata in un contesto discorsivo teorico e multidisciplinare.



Recensione di Giovanni Salvagnini Zanazzo

Paul Valéry, L’opera umana. Corso di poetica 1937-1945, a cura di Paola Cattani e Maria Teresa Giaveri, traduzione dal francese di Maria Francesca Davì, Maria Teresa Giaveri, Antonietta Sanna, Paola Sodo, 2025, Feltrinelli, pp. 496, ISBN: 9791256240692