“Attraverso i secoli, il Medioevo non smette di affascinarci e di essere fonte di ispirazione costante […]: epoca buia e decadente o mondo fantastico popolato da draghi, personaggi fiabeschi e misteri appassionanti. Tutti questi diversi modi di “ripensare” l’età medievale hanno influenzato, e influenzano tutt’ora, l’idea che abbiamo di questo periodo storico.”
Ogni volta che si intraprende l’arduo compito di parlare del Medioevo, il bisogno ricorrente è innanzitutto quello di liberare quest’epoca da facili connessioni mentali che la assocerebbero ad una fantomatica “età buia” ed arretrata. Tale urgenza è talmente forte che pare, a volte, dare quasi per scontato il suo essere ormai concepita solamente in questo modo negativo, da cui si deve invece scappare ad ogni costo. Se, da un lato, Medioevo immaginato vuole a tutti gli effetti inserirsi all’interno di questo stesso sforzo didattico, dall’altro, a differenza di molti altri tentativi, esso appare molto efficace e convincente soprattutto per il modo con cui decide di affrontare questa risemantizzazione del Medioevo, ovvero uscendo dalla successione temporale degli eventi storici per abbracciare considerazioni di più ampio respiro. Sono queste le premesse dell’opera d’esordio di Alessio Innocenti, autore di questo saggio che decide così di proseguire la sua campagna di divulgazione artistica e culturale, principalmente incentrata sull’“età di mezzo”, già iniziata sui social (principalmente TikTok e Instagram).
Ciò che appare come una proposta tra le tante, ideata per stimolare un rinnovato interesse nei confronti del Medioevo, facendo comprendere qualcosa che prima si ignorava, già dalle prime battute si dimostra invece come qualcosa di molto più profondo. La volontà di riscattare il Medioevo, infatti, passa qui attraverso un aspetto di quest’epoca – e degli esseri umani stessi – che raramente viene preso in considerazione quando si parla di storia: il sentimento.
‹‹Il Medioevo non è mai esistito››. È questa la frase con cui si apre il libro. Ma se non è mai esistito, allora che cos’è? Una suggestione! Un’immagine! Un racconto! In poche parole, ‹‹quando usiamo il termine “Medioevo”, ci riferiamo spesso a qualcos’altro: a modi di immaginare l’età medievale che si sono diffusi soltanto negli ultimi secoli››. La provocazione che allora fonda tutto Medioevo immaginato è quella secondo cui non esiste alcun Medioevo proprio perché esistono solo i modi con cui è stato raccontato. Pur essendo una presa di posizione forte, su cui è possibile aprire un dibattito, essa garantisce quella forza dirompente in grado di dare una via d’uscita reale dalle modalità classiche, e spesso avvilenti, con cui finora questo periodo è stato descritto. Così come nel XIV secolo Petrarca dichiarò il Medioevo “epoca buia”, si può ora capire come, nei secoli successivi, siano esistiti anche altri modi di reimmaginarlo da capo, tutti altrettanto legittimi. Il movente cha ha prodotto una considerazione mortificante sul Medioevo è infatti lo stesso che può invece rivelarlo come un’epoca d’oro a cui ritornare, un tempo di stabilità politica ed economica abitato da nobili cavalieri dagli alti valori morali alla ricerca del Santo Graal. In tutti questi casi, è l’immagine del Medioevo ciò con cui si deve fare i conti. Con grande intelligenza, allora, l’autore si impegna a far crescere in noi il bisogno di nuove narrazioni sul Medioevo tramite le suggestioni e le immagini che, nel tempo, quest’epoca ha ricevuto dai suoi studiosi o abitanti. Sono questi i termini che hanno risvegliato, e che risvegliano tutt’oggi, in chi legge, il bisogno di Medioevo e una volontà di riscoperta di questo periodo. Essa, quindi, non parte da una pura conoscenza teorica ma dall’impatto emotivo che tale epoca è in grado di suscitare.
Ad un bisogno di Medioevo segue allora un’esplosione di Medioevo. Dalla singola epoca si arriva ai tanti ‹‹Medioevi›› differenti che qui vengono descritti. Come viene spiegato subito nell’introduzione al testo, parlare di Medioevo significa rendersi conto anche che nessuna etichetta è in grado di contenerlo interamente – men che meno quelle impoverenti sviluppate nel XIV secolo o dall’Illuminismo:
D’altronde, un’epoca lunga mille anni non può essere rimasta immutata e sempre uguale a se stessa. Basta provare a gettare uno sguardo sul millennio medievale per capire la sua complessità: al suo interno sono comprese le esperienze dei regni romano-barbarici, l’impero di Carlo Magno […], le Crociate […], la Commedia di Dante, le cattedrali gotiche e gli affreschi di Giotto.
A partire da ciò, con l’intento di sostenere l’eterogeneità di questo periodo storico e nella consapevolezza che queste nuove immagini siano in realtà da sempre radicate in noi e nel nostro modo di guardare a quel tempo, viene costruito l’itinerario di tutto il saggio. In questi otto capitoli tematici, grazie al costante sostegno di riferimenti visivi ad opere d’arte e ad artisti di notevole importanza, si viene trascinati nel vortice delle “mille facce” del Medioevo. Ogni capitolo inizia con una suggestione, un quadro, un monumento, un film o altri elementi ancora, permettendo a chi legge di riconoscere e inquadrare subito quel volto del Medioevo di cui si vuole parlare. Partendo allora dalla partita a scacchi tra il cavaliere Antonius Block e la morte ne Il settimo sigillo (capolavoro cinematografico di Bergman del 1957), si è catapultati in un Medioevo terra di cavalieri, re e maghi alla ricerca della vita eterna e in continua lotta con la morte. Si scopre come quelli che per noi sono miti intramontabili, come Artù e la Tavola rotonda, per esempio, fossero tali anche per gli abitanti del Medioevo, i quali vedevano nel leggendario re guerriero un simbolo, un riferimento etico a cui rifarsi. Non solo: il Medioevo viene anche mostrato nel suo essere epoca magica, mistica, in cui grandiose creature popolavano la terra, dai draghi alle sirene; scenario che ancora al giorno d’oggi influenza la nascita di opere come le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin. Viene mostrato, inoltre, un Medioevo spirituale e a tratti misterioso, caratterizzato dalle architetture che abbelliscono i chiostri monacali, proprio quello sfondo che Umberto Eco ha scelto per il suo capolavoro letterario de Il nome della Rosa (1980). Molta attenzione è data proprio all’immagine di questi luoghi caduti in rovina, così cara a tutto il Romanticismo e ad artisti come C. D. Friederich (si pensi al suo “Abazia nel querceto”, 1808-10), aprendo così la strada ad una delle connessioni più forti che è possibile tracciare con i giorni nostri. Il tema del macabro e della caducità si lega infatti a quello delle pestilenze, gettando così un ponte tra come l’umanità del tempo ha vissuto e percepito tali catastrofi durante il Medioevo e la nostra esperienza recente con il Covid-19.
Il Medioevo si rivela, in tutto e per tutto, molto più vicino a noi di quanto non lo si potesse mai concepire. E non sono solo i riferimenti alla nostra storia recente a renderlo tale. La vicinanza è così sentita in quanto sta in quel filo di umanità che lega i contemporanei al passato e poi al futuro. È questo il lato, spesso dato per scontato, delle epoche storiche che qui invece emerge, cioè il loro essere state qualcosa di vivo a tal punto da avere effetti evidenti sul presente. Perciò, non sorprende come questo bisogno di Medioevo sia in realtà un fenomeno già comparso in epoche anche precedenti alla nostra, come appunto nel Romanticismo. Il caso che meglio rappresenta l’interiorizzazione romantica del Medioevo non può che essere quello della cattedrale parigina di Notre Dame. Dalle sue rovine, nel XIX secolo, il grande scrittore Victor Hugo trae le fondamenta del suo omonimo romanzo, Notre-Dame de Paris (1831), perché mosso dalla volontà di risvegliare gli animi dei suoi connazionali di riportare la cattedrale al suo sfarzo medievale, motivo per cui ambienta la sua storia nel 1482. Ad incarnare questo spirito fu l’architetto Eugène Viollet-le-Duc: convinto che la cattedrale non richiedesse un semplice restauro ma un vero e proprio ripristino all’antico splendore medievale, egli non solo ricostruì Notre Dame ma vi fece anche molteplici aggiunte del tutto assenti nella struttura originale del XV secolo – le più evidenti furono i gargoyle e le due guglie. Tale fu l’impatto di questa restaurazione che anche dopo il tragico incendio del 2019, i progetti di restauro di Notre-Dame ebbero come obbiettivo, comunque, il ritorno alla versione di Viollet e non a quella originale, a dimostrazione di come quell’iper-bisogno di Medioevo avesse ormai superato il Medioevo stesso.
Il Medioevo è dunque tante cose e nessuna di queste lo descrive interamente. Nel tempo sono nate nuove concezioni a riguardo, che ne hanno definito la struttura e il modo in cui le generazioni successive ne avrebbero appreso i tratti essenziali. Medioevo immaginato incarna una possibilità di svolta e di riscrittura di queste regole. L’intento del saggio è più umano che storiografico: senza voler essere uno studio esaustivo dell’epoca medievale, questo testo stimola la curiosità di chi legge, mostrando la vitalità di questo tempo e il modo in cui riesce a raggiungerci, ancora oggi, in tutta la sua potenza simbolica.
Recensione di Gianluca Domenico Aldo Martellotta
Alessio Innocenti, Medioevo Immaginato, 2024, Rizzoli, pp. 224, ISBN: 9788891839824
