“Anche se è falso quello che dice, è vero che lo dice, e noi possiamo riportarlo, capirlo, smentirlo, deriderlo. Tutto, fuorché ignorarlo. – Altrimenti diventa un fantasma e rientra dalla finestra.”
Fin dalla pubblicazione del loro primo romanzo, Q (1999), firmato con il nome Luther Blissett – un’identità di gruppo diffusa in Italia tra il 1994 e il 1999 come forma di protesta contro le logiche dell’industria culturale –, il collettivo Wu Ming (“nessun nome”) ha scelto di contrastare, attraverso l’anonimato, la sovraesposizione e la centralità autoriale imposte dal sistema editoriale. Tutte le opere del gruppo, anche quelle realizzate individualmente, sono interconnesse e viste come parte dello stesso progetto; in questo orizzonte si colloca Mensaleri (2025), ultimo romanzo di Wu Ming 2 (Giovanni Cattabriga).
Nella seconda metà dell’Ottocento, sull’isola di Parpai, bagnata dal fiume Leri, entra in funzione la cartiera Carmen, progetto industriale di Nazzaro Mensa, imprenditore illuminato che fa – in apparenza – del rispetto dei diritti dei lavoratori la base del rapporto con i propri dipendenti. Per consolidare questa immagine, màstar Zaro fonda il villaggio di Mensaleri, destinato agli operai, rinominati carmini e carmele. Mensaleri si presenta come un romanzo storico che ricostruisce la parabola della cartiera dalla prima età dell’oro fino a inaspettati fallimenti finanziari, che, negli anni Cinquanta, ne provocano la vendita e la successiva chiusura, tra scioperi e occupazioni. Sarà il pronipote di Nazzaro, Riniero, a proporre il progetto di rinascita industriale Mensaleri Duemila. Poco importa che la fabbrica e la dinastia dei Mensa non siano mai esistite: la vicenda della Carmen assume un valore simbolico, diventando emblema dell’evoluzione industriale che travolge le campagne italiane tra Ottocento e Novecento.
Ai capitoli dedicati alla storia cronologica di Mensaleri si alternano quelli incentrati sul laboratorio teatrale Mensaleri Duemila che, parte dell’omonima iniziativa, è rivolto agli ex operai della Carmen. Lo spazio teatrale si afferma come luogo di contronarrazione tanto che i partecipanti, attingendo alla memoria collettiva, scelgono di portare in scena lo «sporco» di Mensaleri: gli omicidi, le morti sul lavoro, fino alla misteriosa estinzione delle farfalle – parpai – del 1950. Il carattere collettivo dell’attività evidenzia come la collaborazione e il contributo di ciascun membro risultino indispensabili tanto sul piano rappresentativo quanto nella costruzione narrativa. La storia stessa prende infatti vita dalle voci che si uniscono nel racconto, fondendo prospettive, a volte parziali e discordanti, in un’unica narrazione. L’indagine degli abitanti mira così a sottrarre all’oblio eventi che la versione ufficiale tenta di cancellare: «[…] per orientarsi nel paesaggio, le storie sono più utili delle mappe. Quelle servono a dominare la Terra. A stabilire cosa esiste e cosa non c’è. A creare fantasmi». Le classi subalterne assumono così la parola, affermandosi come protagoniste di un discorso da cui sono state a lungo escluse.
Mensaleri esplora l’importanza della coesione della comunità operaia come risposta al controllo esercitato dai padroni. In questo senso, assume centralità la leggenda della Madonna del latte, statua comparsa sull’isola di Parpai nel Trecento, che trasforma il vino in una sostanza lattiginosa, il latte di vino. Consumato in compagnia, questo permette di percepire con maggiore intensità il passaggio del tempo ed è proprio il tempo a diventare la posta in gioco. I Mensa ricercano infatti per generazioni la ricetta della bevanda, che nelle loro mani diventerebbe strumento di controllo totale sulla vita degli operai: «Per l’abitante di Mensaleri, la giornata dipende dalla vostra famiglia […] Nella sua esistenza, i Mensa stanno un gradino sotto Dio».
Il latte di vino e il laboratorio teatrale rappresentano così un tentativo di riappropriazione del tempo e degli spazi della comunità, presentandosi come forme di resistenza alla forza annientatrice del capitale, capace di distruggere legami, relazioni e, soprattutto, luoghi.
Recensione di Erika Ramello
Wu Ming 2, Mensaleri, 2025, Einaudi, pp. 480, ISBN: 9788806263591
