“Tutto era irreale, nebuloso, incomprensibile. Là dentro si respirava la morte di Goyo Ribera, certo. Lui era stato latore di qualcosa talmente formidabile, che quel non precisato qualcosa avrebbe potuto ridare vita a tutto con un semplice contatto. Il suo spirito fluttuante ormai non era più lì, come se avesse abbandonato il corpo, come se fosse emigrato senza dire dove. Ma anche così, anche se Goyo doveva essere morto di sicuro, poiché solo in quel caso poteva essere morta la sua aura, questo non bastava per dire o ammettere che stavano succedendo fatti normali.”
Non è un caso se, all’interno di questo libro, le parole più rappresentative per restituire l’effetto dell’opera di Armonía Somers sono quelle che descrivono proprio la percezione della morte, desacralizzata e concretizzata, ma al tempo stesso elevata a evento dalla potenza sconosciuta e indecifrabile. «Tutto era irreale, nebuloso, incomprensibile», scrive Somers, eppure tutto estremamente luminoso, si potrebbe aggiungere. Le storie raccontate dall’autrice uruguaiana sembrano prendere forma sotto le ombre nette tracciate dal sole, ma evaporano nel tentativo di maneggiarle, ed è questo che ne fa la grandezza.
La narrativa breve di Somers, che cattura alcuni degli scenari attraversati da Gabriel García Márquez, è condensata al punto da essere preziosa. Scrive poco più di trenta racconti nel corso della sua carriera, pubblicati tra periodici e raccolte personali – tra cui Tríptico darwiniano (1982) e El hacedor de girasoles. Tríptico en amarillo para un hombre ciego (1994) –, oggi inclusi nel volume Cuentos completos (2021). Oltre a questi (e a qualche paratesto sparso) Somers è autrice di cinque romanzi – La mujer desnuda (1950), De miedo en miedo. Los manuscritos del río (1965), Un retrato para Dickens (1969), Viaje al corazón del día (1986) e Solo los elefantes encuentran mandrágora (1986) – tutti brevi ad eccezione dell’ultimo, considerato il suo testamento, con cui traduce su carta la lenta e dolorosa guarigione dalla malattia che l’aveva colpita alla fine degli anni Sessanta.
Nei quarantacinque anni dedicati alla scrittura, Armonía Somers ha lasciato un segno nella letteratura ispanoamericana, grazie a una prosa che ha saputo irritare la propria epoca, incidendo con pochi tratti una realtà all’apparenza lontana, in quanto surreale, ma che acceca all’improvviso in quanto dolorosamente familiare. I racconti, accostati l’uno all’altro, sembrano infatti procedere di pari passo con la sensibilità della Storia, ma al contempo paiono riportare allo stesso universo, immobile, immutabile. Ne sono uno specchio i personaggi femminili che, dalla libertà conquistata dal primo di loro con la forza del proprio sangue, avanzano negli anni assumendo una voce sempre più distinta; ma, con una spinta contraria, questa caratterizzazione porta le donne di Somers a naufragare in una narrazione che – volutamente – non fornisce loro alcun appiglio, che riproduce l’incomprensione sottoforma di dissolvenza.
La traduzione italiana delle opere di Armonía Somers è appena cominciata, a partire dal suo romanzo d’esordio La donna nuda – tradotto da Laura Putti nella collana «Palabras» della casa editrice Ventanas –, e prosegue, con le stesse coordinate, con questa raccolta di cinque racconti che spazia (formalmente) dal 1953 al 1988. Si tratta, a dire il vero, di una selezione che rispecchia l’evoluzione della penna di Somers nel primo decennio di scrittura di testi brevi, poiché l’ultimo racconto inserito nel volume, Jezabel (Libri dei Re, Sacra Bibbia), tratto da La rebelión de la flor. Antología personal (1988), risale in realtà al «primo periodo» dell’autrice.
Il crollo (El derrumbamiento) proviene dall’omonima raccolta del ’53 ed è affiancato ancora una volta da Requiem per Goyo Ribera (Réquiem por Goyo Ribera): questi due racconti si pongono in continuità con la provocatoria avventura realistico-magica di quel primo romanzo dell’autrice. A fare da sfondo è sempre l’idillio già rotto in partenza, è la stessa ingenuità del protagonista che, così come il lettore, non comprende più i contorni di ciò che è reale. Con la stessa carica polemica con cui la sessualità viene nascosta in piena luce, la religiosità viene messa a nudo, ridotte entrambe alla loro materialità e alla banalità delle convenzioni che le regolano.
Di dieci anni successivo è il racconto Morte per Scorpione (Muerte por alacrán), appartenente alla raccolta La calle del viento norte y otros cuentos (1963), che mette in scena i rapporti tra le persone nella loro ironica prevedibilità, in una distanza di classe che non ha bisogno di essere esplicitata. La deviazione (El desvío), raccolto in Todos los cuentos: 1953-1967 (1967) ma uscito originariamente su rivista nel settembre del ’64, costituisce, insieme al racconto precedente, la vetta di questa concentratissima raccolta. Il divario rispetto ai primi testi è inquadrabile in un movimento che dalla frenesia dei personaggi passa all’irrequietezza dello sguardo che li segue, che non è più la voce della narratrice ma è ormai il pensiero del lettore lasciato ad assistere ai fatti.
Armonía Somers mostra, a un lettore avvezzo alle consuetudini del realismo magico, che sono le passioni più umane a creare il fantastico: l’amore, certo, ma anche la paura e la noia – così tipicamente novecentesca – innescano l’elemento di scompiglio, la rottura di una legge senza tempo, l’allucinazione nitida. È quasi soffocante la rapidità con cui il lettore precipita nel racconto, ne viene travolto, ed entro poche pagine ne viene nuovamente buttato fuori prima di poterlo comprendere pienamente.
Recensione di Giacomo Bottura
Armonía Somers, Morte per scorpione. Racconti (1953-1988), traduzione dallo spagnolo di Laura Putti, 2025, Ventanas, pp. 112, ISBN: 9791281276369
