
ll Festival
Il Festival “Letterature senza esercito” (3 ottobre – 21 novembre 2026) si rifà nel nome a una formula utilizzata dal filologo Paolo Canettieri nel saggio Lingue e letterature senza esercito. Manifesto per un insegnamento di letterature regionali romanze alla Sapienza (Viella, 2026) per indicare scritture, dialetti ed espressioni culturali privi di un potere statale, politico o militare che ne imponga la centralità. In questa dimensione vengono recuperate le tradizioni marginali che sfuggono ai canoni della letteratura istituzionalmente riconosciuta.
Lo stesso spirito anima il Festival eco-letterario, diffuso tra il centro e la periferia di Roma e ospitato nei diversi poli universitari della Sapienza, oltre che nelle librerie e biblioteche, con lo scopo di creare percorsi urbani che dialoghino con il territorio.
Il programma comprende un alternarsi di voci poetiche che, attraverso registri differenti (dal colto e popolare al lirico e politico), lasci spazio a lingue regionali, comunità migranti e autori al margine del canone letterario.
La poesia, protagonista del Festival, si confronta col rapporto tra lingue, identità, memorie collettive e trasformazioni sociali. In questa prospettiva si inserisce la presentazione di Exit Poetry. Poesia futura (La nave di Teseo, 2026), che si spinge oltre il genere dell’antologia, per osservare il reale nelle sue contraddizioni, e per capire quali ruoli si possano ancora affidare all’arte poetica.
Con la rassegna Il canto del pendolo, si affiancano poi la presentazione della nuova silloge di Nicola Argenti, Ingannevole più di ogni altra cosa (Connessioni, 2026), all’incontro dedicato al volume Senza mai darsi pace. Vita e poesia di Assunta Finiguerra (Connessioni, 2026), di Filippo Golia. Quest’ultimo, in dialogo con Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe, ripercorre la vicenda umana e letteraria di una poetessa lucana autodidatta, la cui scrittura si confronta con l’universo arcaico di Carlo Levi e con le creature di Anna Maria Ortese. Attraverso la ricostruzione biografica e l’analisi della poetica di Assunta Finiguerra, il volume di Golia contribuisce a restituire visibilità a una voce rimasta a lungo ai margini del panorama letterario, raccogliendo e rilanciando l’appello all’ascolto che attraversa la sua opera e che innerva il Festival.
A questi momenti si affiancano spazi dedicati all’incontro tra scrittori, poeti, studiosi, editori e lettori, chiamati a costruire una mappa letteraria che unisca luoghi, comunità e pratiche culturali disseminate sul territorio. In questa ricca trama di relazioni prende forma il senso del Festival: dare voce a quelle letterature senza esercito che, pur prive di centralità, continuano a custodire memorie, lingue, identità.
Sofia Crincoli

“L’uscita di cui dice il nostro titolo sarebbe […] non solo quella dal Novecento, ma, più generalmente, da ciò che...

“troppe pupille! ma ora vedo bene e cosa ho trovato? il vuoto.” Attraverso la semplicità della sua lingua, il poeta...

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